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Foto profilo Cristofanelli Stefania Cristofanelli

Cristofanelli Stefania


  • 1. Curriculum accademico-didattico Stefania Cristofanelli è docente universitario nel Settore Scientifico Disciplinare MPSI-07 all’Università della Valle d’Aosta, dopo essere stato Professore a contratto presso il medesimo Ateneo.
    Insegna attualmente Metodi Psicodiagnostici e Fondamenti di Psicopatologia nel Corso di Studi di Scienze e Tecniche Psicologiche.
    2. Formazione accademica Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università di Torino, ha conseguito nel 2008 il titolo di Dottore di Ricerca in Psicodinamica dell’Organizzazione e della Formazione xx ciclo all’Università di Torino

    e ha collaborato fra il 2005-2008 in qualità di docente contrattista con l’Università della Valle d’Aosta.

    3. Interessi scientifici All’interno degli ambiti di ricerca generali del suo Settore, si è occupata e si occupa principalmente di:

    –  Costruzione di strumenti per la rilevazione di indicatori di cambiamento dei percorsi di pazienti adolescenti inseriti in comunità terapeutiche e socioriabilitative.

    –  Approfondimento relativo ai disturbi psicopatologici alla luce delle recenti acquisizioni in ambito neurobiologico, all’interno del contesto teorico-clinico della Developmental Psychopathology secondo un modello interpretativo bio-psico-sociale.

    –  Correlati neurali delle funzioni psicologiche misurate dal test di Rorschach (CS, R-PAS), attraverso l’estensione di alcune indagini neuroscientifiche condotte con tecniche di neuroimaging a compiti complessi quali il testing psicologico.

    – Approfondimento degli aspetti di validità e fedeltà relativi al Test di Rorschach, siglato, somministrato ed interpretato secondo il C.S. di Exner, in ambito psicodiagnostico e in particolare relativamente alla diagnosi di Disturbo di Personalità.

    – Studio della concettualizzazione dei Disturbo di Personalità in adolescenti e giovani adulti e approfondimento diagnostico su alcuni soggetti campione attraverso l’utilizzo di criteri diagnostici dimensionali.

    –  Traduzione e Validazione nel contesto italiano degli strumenti per l’Assessment diagnostico di patologie della personalità in adolescenza e nell’età adulta MCMI III (Millon, 1982) e MACI (Millon, 1993).

    –  Approfondimento ed applicazione sperimentale nei contesti istituzionali della SWAP 200 A, strumento sperimentale derivato dalla SWAP 200 (Westen, Shedler e Lingiardi, 2003).

    –  Valutazione diagnostica delle diverse modalità di espressione dei disturbi del comportamento alimentare (DCA).

    –  Valutazione Stress Lavoro Correlato in ambito di Istituzioni di Cure.

    – Psicopatologia e Trauma Complesso con particolare riferimento a: disregolazione emotiva e dissociazione.

    4. Altre attività connesse con la ricerca: gruppi di ricerca (PRIN e altro), collaborazione con riviste o collane, ecc. In qualità di membro del gruppo di ricerca partecipa al progetto Oltre il lockdown – Spazi di ricerca e di intervento per il benessere dei singoli, dei gruppi e della comunità, Progetto di ricerca di Ateneo 2020 (PRA).

    È referee della rivista scientifica Bollettino di Psicologia Applicata (BPA)

    5. Cariche accademiche (UniVdA o altro) Nell’Ateneo ricopre attualmente la carica di Ricercatore confermato a Tempo Indeterminato
    6. Esperienze professionali/cariche esterne Dal 2010 è docente a contratto presso la Scuola di Specializzazione post lauream in Psicologia della Salute dell’Università di Torino dei seguenti corsi: “La diagnosi psicologica: il test di Rorschach evidence based”; “La diagnosi: il colloquio psicologico”.

    Dal 2010 è docente a contratto presso IUSTO/SSF Rebaudengo: Istituto Universitario Salesiano Torino Rebaudengo aggregato alla Facoltà di Scienze dell’Educazione Università Pontificia Salesiana, dei seguenti corsi: “Tecniche psicodiagnostiche proiettive” (triennale); “Laboratorio avanzato di tecniche psicodiagnostiche proiettive” (magistrale).

    Dal 2016 è docente a contratto presso la Scuola di Specializzazione post lauream in Psicoterapia IPAP, Istituto di Psicologia Analitica e Psicodramma, presso il Polo Formativo Universitario “Officina H Olivetti” di Ivrea (Torino), ove tiene un corso di “Psicopatologia dell’infanzia e dell’adolescenza”.

     

    7. Altro È nel Consiglio Direttivo e consulente clinico-diagnosta dell’Associazione Clinica Tiarè – Servizi per la Salute Mentale di Torino

    • Adattamento italiano del Millon Adolescent Clinical Inventory (MACI) e conseguenti approfondimenti relativamente alla diagnosi di personalità in adolescenza.

      Quadro settoriale:_I disturbi di personalità rappresentano, nella loro specificità, la sintesi di un complicato processo bio-psico-sociale. Tutti gli studi clinici e di ricerca sui Disturbi di Personalità nell’adulto sottolineano i loro precursori precoci come legati allo sviluppo. Tuttavia, è proprio l’esistenza dei Disturbi di Personalità nei bambini e negli adolescenti ad esser messa in discussione. Ad oggi,lo studio della patologia della personalità dell’adolescente è ancora ad uno stadio embrionale. L’Asse II del DSM si rivela indiscutibilmente insufficiente per chi volesse intraprendere lo studio della personalità nei bambini e negli adolescenti. La scarsità di studi a questo riguardo, in particolare, ha fatto si che, secondo questo sistema, la diagnosi possa essere fatta solo dopo il diciottesimo anno di vita e non viene suggerito alcun criterio, legato allo sviluppo, per poter orientare la medesima. Solo recentemente si è creato un interesse per lo sviluppo di strumenti diagnostici, relativi ai disturbi in asse II di età-specifici ( Westen e Chang, 2000). Da recenti ricerche epidemiologiche e longitudinali emerge che in percentuale simile a quella degli adulti (il 15% della popolazione), gli adolescenti soddisfano i criteri che sono stati utilizzati per diagnosticare i disturbi in Asse II. E’, inoltre, risultato evidente il fatto che la presenza dei Disturbi di Personalità mostri una certa stabilità nel tempo ma soprattutto che i pazienti con un disturbo di personalità manifestato in adolescenza sono risultati essere a maggior rischio di sviluppo di disturbi, sia in Asse I che in Asse II, nell’età giovane adulta (Bernestein, Cohen, Skodol, Bezirganian, Brook, 1996)

      Obiettivi:Il compito dell’unità di ricerca consisterà nella traduzione, sperimentazione, adattamento italiano e conduzione di ricerche addizionali relativamente alla validità concorrente, predittiva e discriminante dello strumento MACI.
      L’inventario clinico multidimensionale MACI (Millon Adolescent Clinical Inventory; Millon T., 1993) di Theodor Millon, è uno strumento di tipo self-report ed è una revisione dell’inventario di personalità MAPI (Millon Adolescent Personality Inventory; Millon T., Green C., Meagher R., 1982).

    • La Diagnosi psicopatologica in adolescenza ed in età di sviluppo. Sviluppi teorici e supporti neuro scientifici (Integrazione).

      Quadro settoriale: Psicodiagnosi e psicopatologia appaiono aspetti della conoscenza profondamente collegati e correlati. Se da un lato la nosografia psichiatrica più accreditata attualmente (quella dell’APA), con il DSM IV TR (APA, 2002) ha ritenuto di ideare ed implementare nell’uso clinico corrente strumenti diagnostici finalizzati ad una diagnosi categoriale secondo i criteri del DSM (SCID I e II; First et Al., 2000; First et Al.,2003) dall’altro quasi ogni innovazione intervenuta nei modelli psicopatologici di comprensione del disagio psichico ha provveduto a fornire idee, suggerimenti, proposte se non strumenti e test, proprio per finalità di valutazione psicologica e psicopatologica (Achenbach, 1995; Achenbach, 2008).Tale inscindibilità di legame, del resto, non è neppure scevra da polemiche, ne costituisce un esempio l’approccio stesso al DSM oppure alle interviste SCID, il cosiddetto modello “Top-Down” in cui la costruzione delle categorie diagnostiche viene definita PRIMA di aver sviluppato adeguati strumenti diagnostici oppure alla luce dei dati emersi da approcci diagnostici coerenti ed integrati, sulla scorta di un consenso negoziato fra gli estensori della tassonomia e dei criteri stessi. In questa sede preme sottolineare un solo aspetto di questo inscindibile legame sia clinico che concettuale:la prospettiva evolutiva. Poiché l’approccio psicopatologico evolutivo, che costituisce l’oggetto di questa ricerca, si pone esplicitamente l’obiettivo di far avanzare conoscenze e possibilità di comprensione del comportamento e dei problemi affettivo-emotivi in relazione agli obiettivi ed ai processi di sviluppo, anche l’assessment psicologico dovrà necessariamente tenere conto dei fenomeni di continuità e discontinuità evolutiva lungo l’intero arco di vita (Achenbach, 2000). Inoltre, il valore delle procedure e degli strumenti diagnostici dipenderà dalla capacità di promuovere e consentire l’identificazione di caratteristiche individuali che siano utili ad intraprendere scelte e proposte terapeutiche vantaggiose. L’ottica evolutiva, in particolare, necessiterà di prospettive e strumenti che siano in grado di rendere ragione delle variazioni conseguenti allo sviluppo, dalla complessità sistemica dello stesso e di tutti gli aspetti ed attori in esso coinvolti.

      Obiettivi:Il compito dell’unit)à di ricerca consisterà nell’approfondimento teorico e di dati clinici, soprattutto attraverso la ricerca bibliografica ed il confronto con altri gruppi di ricerca sia nazionali che internazionali relativamente all’approccio psicopatologico attualmente più accreditato: il modello della Developmental Psychopathology.

    • Costruzione di un indice psicopatologico secondo il test di Rorschach (Exner CS) per il disturbo di personalità in adolescenza

      Descrivendo i Disturbi di Personalità (DP) come entità distinte che possono essere diagnosticate, il DSM (APA, 1999) incoraggia la concezione che essi siano patologie mediche discrete. È nostra convinzione che non lo siano, se si considera che la personalità può essere ritenuta come l’insieme delle caratteristiche che comprende l’intera matrice della persona. Invece di essere limitata ad un singolo tratto, la personalità, dunque, comprende la totalità della configurazione di caratteristiche della persona a livello interpersonale, cognitivo, psicodinamico e biologico. Si può affermare quindi che le categorie diagnostiche del DSM-IV TR, limitatamente alla Diagnosi di DP, siano, almeno in parte, costruzioni sociali e artefatti culturali (Zennaro, 2006). Come sostengono Westen et al. (2003), una classificazione clinicamente utile e dotata di solidità empirica dei DP dovrebbe comprendere il continuum dei DP osservati nella pratica clinica ed avere importanti implicazioni per il trattamento. La letteratura relativa all’Asse II suggerisce, inoltre, un discreto numero di potenziali fallimenti relativamente all’estensione diagnostica dall’età adulta all’adolescenza, (elevata comorbidità delle diagnosi in Asse II; natura dicotomica dei criteri diagnostici; rilevazione dei soli disturbi di personalità gravi; problemi di misurazione).

      Il compito dell’unità di ricerca consisterà nell’approfondimento empirico, teorico e diagnostico dei dati clinici al fine di valutare in  via preliminare e sperimentale se il test di Rorschach secondo il Comprehensive System (CS) di Exner (1986) offra eventuali vantaggi quale tecnica di valutazione implicita del DP in adolescenza. In particolare, è obiettivo di questa ricerca presentare i primi dati relativamente al tentativo di costruire un indice psicopatologico che possa rappresentare il “Core”, nucleo psicopatologico fondamentale, trasversale alle categorie diagnostiche in Asse II, che successivamente può differenziarsi a livello fenomenologico con spettri sintomatologici distinti. Tale costrutto può essere ritenuto rappresentativo di quello che Kernberg (1984) definisce Organizzazione di Personalità Borderline, di quanto ipotizzato da Meissner (1983) con la terminologia Borderline Spectrum, e infine di quello che Fonagy e Target (2001) e lo stesso Kernberg e Clarkin (1996) intendono come disregolazione nell’area degli impulsi, degli affetti, delle relazioni oggettuali, delle strategie difensive e della diffusione dell’identità.

      Sotto il profilo empirico, in questo lavoro ci si propone di ottenere alcuni dati preliminari finalizzati all’individuazione di un nuovo indice psicopatologico da affiancarsi a quelli già esistenti nel sommario strutturale del Rorschach e volto alla valutazione di quell’area difettuale di base comune alle diagnosi di DP.

    • Assessment di personalità e studi di neuroimaging: correlati neurobiologici. Un'indagine pilota

      A dispetto dell’ampia diffusione negli ultimi dieci anni degli studi di neuroimaging e del loro rapido miglioramento tecnico e qualitativo, l’applicazione di tale approccio alla clinica psicologica appare ancora fragile e quantitativamente limitata (Kendler, 2005). Mentre le misure “biologiche” hanno ampiamente invaso altri ambiti della pratica clinica di routine, anche di natura psicologica, come nel caso della medicina comportamentale, il loro impatto sullo sviluppo delle conoscenze relative allo sviluppo psicologico, psicopatologico e psicodiagnostico appare ancora modesto.
      La letteratura degli ultimi anni ha visto in rapida ascesa, oltre ai lavori che impiegano tecniche sempre più sofisticate di MR, anche studi di neuroimaging che impiegano metodiche completamente diverse e meno invasive, quantomeno sotto il profilo del setting di rilevazione del segnale che appare più “naturalmente” compatibile con molti compiti di natura psicologica (ad esempio l’assessment). Fra questi una particolare attenzione meritano i lavori che utilizzano le cosiddette tecniche ottiche ed elettromagnetiche. Se il vantaggio economico delle apparecchiature appare essere un elemento piuttosto rilevante in rapporto al loro successo, altri aspetti necessitano di non essere trascurati. Merita inoltre sottolineare come parte della letteratura che sta sostenendo sia la maggiore “maturità” degli studi di neuroimaging basati su tecniche elettromagnetiche (EEG e MEG), nonchè alcuni vantaggi relativi all’impiego di relativamente recenti tecniche di imaging ottico (fNIRS) afferma il vantaggio rappresentato da disegni di ricerca che integrino le diverse metodiche di indagine (Elbert, 1998; Miller, 2007).
      Il presente progetto si costituisce quale proposta per uno studio esplorativo finalizzato ad investigare i correlati neuronali delle risposte fornite al Test di Rorschach, corredato dal confronto con altri strumenti psicodiagnostici, attraverso l’utilizzo di tecniche di neuroimaging: fMRI (functional magnetic resonance imaging).
      Gli obiettivi specifici di ricerca dell’intero progetto sono quindi i seguenti:
      a) la percorribilità della procedura di somministrazione di uno strumento psicodiagnostico così complesso come il test di Rorschach, che richiede uno specifico setting, all’interno dell’ambiente fMRI, studiando e sviluppando eventuali accorgimenti specifici.

      Riteniamo che il successo rispetto a tale primo obiettivo preliminare possa, conseguentemente, contribuire a far luce:
      a1. sulle funzioni psicologiche sottostanti alle diverse variabili misurate dal Rorschach;
      a.2 sulle aree cerebrali che eventualmente le sottendono;
      a2) sulla corrispondenza fra ipotesi locazionistiche derivate teoricamente, relativamente ai pattern di attivazione cerebrale in alcune risposte, ed i risultati dell’indagine fMRI.
      b) Indagare l’attività intrinseca cerebrale in condizioni di resting state rilevata in ambiente fMRI individuando alcuni specifici profili di attivazione. Confrontare tali network con alcune variabili del test di Rorschach soministrato all’esterno del setting fMRI

      In definitiva i nostri interrogativi di ricerca riguardano, da un lato la possibilità di estendere le indagini neuroscientifiche condotte con tecniche di neuroimaging anche a compiti complessi quali il testing psicologico, dall’altro indagare specificamente alcune delle funzioni psichiche supposte sottostare ad alcune variabili individuate dal Test di Rorschach (CS di Exner, R-PAS)

    • Studio di processo: indicatori di cambiamento nella presa in carico di pazienti adolescenti in comunità terapeutiche e socioriabilitative del territorio (Piemonte e Valle d’Aosta)
    • Correlati neurali delle funzioni psicologiche misurate dal test di Rorschach (CS, R-PAS)

      Ricerca sui correlati neurali e le funzioni psichiche supposte sottostare ad alcune variabili individuate dal Test di Rorschach (somministrato, siglato ed interpretato secondo il CS di Exner, R-PAS), attraverso l’estensione di alcune indagini neuroscientifiche condotte con tecniche di neuroimaging a compiti complessi quali il testing psicologico, a cui ha fatto seguito (durante il 2008 ed il 2010) la presentazione di un progetto di ricerca sull’asse di finanziamento FIRB (Futuro in Ricerca) dal titolo “Validazione attraverso studi di neuroimaging dell’assessment di personalità: correlati neurobiologici”. Il progetto consiste in uno studio esplorativo finalizzato ad investigare i correlati neuronali delle risposte fornite al Test di Rorschach attraverso l’utilizzo di tecniche di neuroimaging: fMRI (functional magnetic resonance imaging).

    • Basi neurologiche dei disturbi psicopatologici (Developmental Psychopathology)

      Ricerca sulle basi neurologiche dei disturbi psicopatologici alla luce delle recenti acquisizioni in ambito neurobiologico, contestualizzate all’interno del contesto teorico e clinico della Developmental Psychopathology. L’ambito di ricerca si focalizza prevalentemente sull’interazione vulnerabilità biologica – stress ambientale alla luce di un modello interpretativo bio-psico-sociale.

    • Disturbi di personalità in adolescenza

      Approfondimento della nozione di disturbo di personalità in adolescenza e approfondimento diagnostico su alcuni soggetti campione attraverso l’utilizzo di criteri diagnostici dimensionali oltre che categoriali.

    • L'identità in Internet in adolescenza

      L’ambito della ricerca intende approfondire il concetto di maschera in adolescenza, ed in particolare quello di “maschera virtuale” ospitata dal palcoscenico immaginario e tecnologico di internet. La maschera, in tale ottica, diviene elemento di confronto e di integrazione, attraverso cui pensare e riconoscere la molteplicità del Sè, ovvero i molteplici ruoli che abitano gli individui, in relazione fra loro, uniti dal desiderio di essere, di divenire e di comunicare, anche se in apparente contrasto.